L’alimentazione del cane da caccia: il ruolo dei grassi

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di Rossella Di Palma (DMV)

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di come, quando si tratta di cani sportivi, occorra fare una differenza tra atleti di velocità e atleti di resistenza. A voler essere precisi, sarebbe più corretto inserire anche l’attività di tipo “intermedio” (uscite di caccia che durano un’oretta o due).

Come è facile intuire, è il cane che lavora per tante ore, o addirittura per tutta la giornata, quello per il quale un’alimentazione rappresenta un fattore fondamentale nel rendimento atletico.  In medicina veterinaria, la tipologia di cani che è stata più studiata per quanto riguarda il legame tra nutrizione e attività di resistenza, è quella dei cani da slitta. Il metabolismo e le condizioni di lavoro dei cani da slitta differiscono da quelle dei cani da caccia, ciò nonostante buona parte di quanto è stato scoperto su di loro può tornare utile anche ai nostri cani.  I cani da prova, invece, chiamati a svolgere prestazioni brevi, ma intense, ricadono nella categoria degli sprinter che, in letteratura scientifica è rappresentata principalmente dai greyhound da cinodromo e dai cani da agility.

È importante sottolineare la differenza tra i diversi tipi di atleti perché, al di là del soddisfacimento del fabbisogno calorico, la dieta del cane sportivo deve presentare percentuali di carboidrati, grassi e proteine in linea con l’attività svolta. Uno sprinter ricava la maggior parte dell’energia richiesta nelle sue prestazioni dai carboidrati, mentre gli atleti di resistenza, come i cani da caccia, la ottengono dai grassi. Il contributo energetico delle proteine durante uno sforzo fisico è quasi sempre di scarsa rilevanza.

Il ruolo dei grassi nell’alimentazione degli atleti di resistenza è molto importante:

  1. essi aumentano la palatabilità dei cibi e
  2. grazie all’elevata densità calorica (8.5 Kcal/grammo) e consentono una riduzione del quantitativo di materia secca da ingerire per soddisfare il fabbisogno calorico giornaliero.

Può infatti essere complesso, per un cane atleta, ingerire giornalmente un quantitativo di cibo sufficiente a coprire il dispendio energetico richiesto dall’attività sportiva che pratica: alcuni atleti di resistenza possono necessitare tra le 6.000 e le 10.000 kilocalorie giornaliere, ma il quantitativo massimo di materia secca che un cane può ingerire è pari al 3.5% del suo peso corporeo.

Un eventuale deficit calorico erode dapprima i tessuti adiposi (che hanno il ruolo di riserva energetica e funzionano come isolamento termico), poi le proteine del muscolo e, infine, le proteine plasmatiche, ovvero quelle che si trovano nel sangue. L’obiettivo di una buona dieta è evitare che il cane vada in deficit calorico, questo, come appena spiegato, porterebbe alla riduzione della massa muscolare, essenziale in un cane atleta: tutti noi abbiamo presente quei cani da caccia che, a metà stagione, diventano secchi, fiacchi e striminziti con una BCS (Body Condition Score) pari a 1/5.  Si tratta di un destino evitabile, ma solo modulando per tempo la percentuale di grassi presente nella dieta.

Oltre a mantenere il BCS ideale, un’alimentazione ricca di grassi parrebbe essere in grado di:

1) influenzare positivamente la resistenza;

2) abbassare livelli di insulina a riposo e

3) aumentare la potenza aerobica totale (Vo2 Max).

I cani, tra l’altro, tollerano piuttosto bene elevate percentuali di grasso nella dieta, a patto che siano aumentate gradualmente e che si provveda a mantenere una quota adeguata di proteine e carboidrati: steatorrea (diarrea grassa) e inappetenza possono segnalare il superamento della quota di grassi tollerabile dal cane. Almeno il 2% della materia secca della razione deve essere costituito da acidi grassi essenziali, non è stato invece stabilito in che percentuali i grassi debbano essere saturi piuttosto che insaturi. Alcuni cinofili ritengono che i grassi saturi (da prodotti di origine animale come per esempio il burro, o il lardo) siano in qualche modo più energetici rispetto agli insaturi (gli oli, in generale), ma non esiste alcuna evidenza scientifica che possa confermarlo Una percentuale maggiore del 60% di grassi saturi (sui grassi totali), al contrario, sembra compromettere le capacità olfattive. Non è ancora del tutto chiaro se, e come mai, questo succeda, ma sono in corso studi finalizzati a capire l’impatto dell’alimentazione sulla capacità olfattiva.  Questo potrebbe essere legato agli effetti degli acidi grassi sul cervello, dal momento che la composizione delle membrane del sistema nervoso può variare in relazione alle fonti di cibo.

Tipologia di atleta % grassi su sostanza secca % grassi su kcal ingerite
di velocità 8/10% 20/24%
intermedio 15/30% 30/55%
di resistenza 25/40% fino a 50% 45/60% fino a 75%

I cani tollerano bene elevati livelli di grassi saturi mentre, per quanto riguarda gli insaturi, nel cane atleta occorre tener conto del rischio di perossidazione delle membrane lipidiche, rischio che può essere ridotto attraverso opportune integrazioni di vitamina E e selenio.

Gli sprinter (atleti di velocità),generalmente identificati con i levrieri o con i cani da agility, ma che potrebbero essere anchei cani da prove, al contrario dei cani da caccia ricavano l’energia principalmente dai carboidrati, pertanto la giusta percentuale di grassi nella loro dieta oscilla tra l’8% e il 10% della materia secca (o tra il 20% e il 24% delle kilocalorie ingerite)

I cani che cacciano per periodi brevi, ma superiori alla durata di un turno di prova, necessitano di percentuali di grasso variabili a seconda dell’attività svolta: in caso di attività moderata, la percentuale ideale oscilla tra il 15% e il 30% della materia secca (30%-55% delle calorie ingerite); in caso di attività intensa, la percentuale sale al 25%40% della materia secca (45%-60% delle kilocalorie ingerite); in caso di sforzi molto prolungati, si sale fino al 50% della materia secca (75% delle kilocalorie).

Continua qui con una disanima sui carboidrati

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