L’anello mancante: il moor

Attenzione, questo è un articolo criceto.

Che diavolo è un articolo criceto? È uno di quegli articoli che inizia a correre nella testa dell’autore come fanno i criceti sulle loro ruote. Gli articoli criceto vogliono essere raccontati e diventano impazienti quando gli tocca aspettare. Il mio criceto corre da un mese, è giunto il momento di accontentarlo. La creaturina vuole che scriva sull’anello mancante, e cioè sul moor. Quelli che mi conoscono personalmente, o che sono da tempo in contatto con me, sanno che sono un po’ strana e che convivo tranquillamente con le mie peculiarità. Però, a volte, mi sento fuori posto, come se mancasse qualcosa.

Parlando di setter inglesi, razza nei confronti della quale provo una grande devozione, mancava un pezzo del puzzle e ci sono voluti 16 anni dal mio primo setter per trovarlo. Gli adulti strani, in maggioranza, sono stati bambini strani, non faccio eccezione. Quando ancora gattonavo, non ne volevo sapere di bere latte, il mio biberon era pieno di té, per forza che poi non dormivo. A quattro anni, le maestre d’asilo hanno chiamato a colloquio i miei genitori. Erano preoccupate perché usavo troppo viola nei disegni. I miei genitori non seppero fornire una spiegazione e nemmeno io so darla, del resto sono nota al colorificio locale per essere quella che ordina un violetto erica/malva da mettere sulle pareti! A cinque anni, a colazione, mangiavo pancakes e tè, i bambini normali caffè latte con biscotti. Nello stesso periodo mi fu regalato un libro sui 25 anni di regno della Regina Elisabetta, ce l’ho ancora, gelosamente conservato nella mia biblioteca. L’anno successivo ho chiesto di essere iscritta a un corso extra di lingua inglese e, grazie al mio libro di testo, ho appreso chele case britanniche messe in vendita avevano ragni giganti nelle vasche da bagno. E, infine, a dieci anni, ero assolutamente convinta di aver “bisogno” di un setter inglese da lavoro. I miei genitori la pensavano diversamente.

Pareti... e altro!
Pareti… e altro!

Anni dopo ne ho finalmente avuto uno, ho iniziato a portarlo a caccia e a partecipare come spettatrice alle prove di lavoro. Qualcosa, tuttavia, mancava. Mi divertivo in campagna e continuavo a cercare di informarmi, leggevo, chiedevo, seguivo giudici e cacciatore più esperti ma qualcosa che non riuscivo a definire continuava a mancare. L’unica cosa che riuscivo a capire è che amavo alcuni terreni più di altri. Potrei menzionare Villa Alta a Ruino; Costa del Vento o Costa Pelata a Montalto – tutte in Appennino e tutte, ironicamente, – l’avrei scoperto dopo – abbastanza somiglianti ad un moor. Altri posti mi suonavano insignificanti. Gli italiani dicono che le razze inglesi hanno bisogno di spazio e giustificano gli estremi della Grande Cerca asserendo che queste razze sono nate per cacciare sui moors. I miei connazionali trovano perfettamente normale che un setter salti da una valle all’altra (e sia monitorato nell’impresa con un GPS) perché, dopotutto, è nato per il moor. I pointer possono spaziare anche di più, due o tre valli sono il numero ideale. Non h mai creduto del tutto a questa teoria, ma ho tenuto questa convinzione per me. Forse avevano ragione ma mi sembrava si cercasse di infilare un piede nella scarpa sbagliata.

Costa del Vento in febbraio
Costa del Vento in febbraio

Dopo tutto i setter lanciati in ampie distese pianeggianti, nei boschi o tra i roveti se la cavano piuttosto bene, la razza è sicuramente versatile e adattabile. Il mio istinto, tuttavia, continuava a dirmi che qualcosa era fuori posto. Nei miei libri e sulle mie pareti c’erano vecchie fotografie di cani sul moor ma erano in bianco e nero, non riuscivo a comprendere i colori. Nel 2008 ho acquistato alcune britanniche: il moor risplendeva in violetto! Non era solo l’erica, il cielo e la luce erano in differenti gradazioni del viola, tutta l’atmosfera era violetto! Era magico, incredibile, credevo avessero ritoccato i colori con Photoshop, a volte riesco ad essere abbastanza ingenua!

Nel 2015 sono andata su un moor per la prima volta, e tutto era incredibilmente famigliare e “normale”. I cani in corsa sul moor si inserivano perfettamente nel contesto: grouse, erica e cieli color lavanda sembravano fatti su misura per loro. Non appena ho lasciato il moor, ho iniziato a sentirne la mancanza. Sentivo di dover tornare, viverlo, capirlo. Un anno dopo, gli stessi cieli color lavanda mi guardavano dall’alto, io rispondevo con un sorriso. Ho passato un mese tra l’erica, tra le grouse, tra I cani da ferma e tutto è andato a posto: iI setter apparteneva al moor, o viceversa; le grouse gli si addicevano perfettamente e l’erica li aiutava nel lavoro, anche il tempo era splendido! Beh, il tempo sui moors è di rado splendido se lo si valuta con parametri da umani ma… se immaginate di essere un cane, il tempo è perfetto! È freddo abbastanza, ventoso abbastanza, umido abbastanza. Ero talmente abituata ad essere spazzata via dal vento da sentirne la mancanza. Ero (e resto) talmente innamorata del moor che ho condiviso subito con entusiasmo le fotografie con amici italiani. Alcune loro reazioni mi hanno sorpreso. Un amico, in particolare, si è accorto che mancavano gli alberi, li trovava luoghi molto spogli. In effetti non mi ero mai accorta che mancassero gli alberi e questo, probabilmente, è accaduto perché non li considero affatto spogli. Al contrario, sono pieni di doni, bisogna solo essere sensibili abbastanza per accorgersene. Non mi servono i boschi per dare la caccia alla beccaccia, non mi strega. So che è il selvatico preferito dai setteristi italiani e la trovo un animale affascinante ma non posso affermare di amarla. La grouse è diversa ed è una grande maestra, severa e paziente allo stesso tempo, probabilmente uno dei migliori selvatici su cui preparare i cani da ferma. Inoltre non considero i boschi un terreno ideale per il setter inglese: alberi e foglie nascondono il lavoro del cane, l’erica invece, nasconde le grouse ma lascia il cane sul palcoscenico.

Cani, erica viola e cieli lavanda
Cani, erica viola e cieli lavanda

Il moor è uno spazio sacro in in cui solo i cani ben educati sono ammessi: sul moor si addestra, si compete in prove di lavoro, si va a caccia. Per ora ho vissuto solo le prime due attività e continuerò a scriverci su, quello che posso dire, in breve è che i field trials sono differenti dalle nostre prove di lavoro. Non sono qui per affermare che siano migliori o peggiori, non riesco nemmeno a spiegare bene come le consideri, riesco solo a dire che, nella loro diversità, le trovo normalissime e… mi hanno persino dato ragione! Moor, grouse & trials insegnano ai cani di allargare, ma mi allargare “il giusto”, che è diverso dall’ “allargare follemente”. I terreni aperti sono tentatori, ma un cane intelligente e addestrato all’inglese aprirà quanto gli potrebbe essere consentito in una tradizionale – GPS free – giornata di caccia. Essendo stata la caccia la prima attività intrapresa con il cane da ferma, non posso che concordare. Forse un giorno parteciperò a una giornata di caccia alla grouse e così saranno messi i tocchi finali al quadro: setter inglesi, erica viola, profumo di polvere da sparo e cieli color lavanda.




The Missing Link: the Moor

Warning, this is a hamster article. What???

A hamster article is one of those articles that starts running into the writers’s mind, exactly as a hamster would do on its wheel. Hamster articles want to be told and can get impatient. My hamster has been running for more than a month, it is time to make it happy. The little critter wants me to write about the Missing Link, or  rather,  about the Moor. Those who know me personally, or have been in touch with me for a while, have probably already realized that I am a little weird, and that I am completely at ease with this trait. But, sometimes, I do feel out of place or as if something was missing.

Speaking of English Setters, which I am deeply devoted to, a puzzle piece was missing, it took  me 16 years since my first setter to find it. Most weird adults had been weird children, I am not exception: as toddler, I absolutely refused milk and my feeding bottle used to contain tea, no wonder I could not sleep. When I was four, the kindergarten teachers called my parents, they were alarmed because I used too much purple and violet in my drawings. My parents could not give any rational explanations, nor I can’t being still known by the paint shop as the lady who orders custom made mauve/heather for her walls. At five, I used to have tea and potato pancakes for breakfast, normal Italian children were fed coffee-latte with biscuits. I think it was also the time I was given a booklet on Queen Elizabeth 25th Silver Jubilee, I kept it like a treasure and it is still on my bookshelf. One year later, I joined an extra-curricular English language class, and discovered through my textbook, that British houses for sale have bathtubs full of giant spiders. And, finally, at ten, I was absolutely convinced that I “needed” a working English Setter, my parents not so.

Walls...and more!
Walls…and more!

Years later, I eventually got one and I began shooting over pointing dogs and attending field trials. Something, however, was missing. I enjoyed my time in the countryside, I kept reading, asking and following judges and more experienced hunters to learn more, but something I could not define was still missing. All that I knew was that I loved some shooting grounds more than others. I could mention Villa Alta in Ruino; Costa del Vento and Costa Pelata in Montalto – all of them in the Apennines and all of them, ironically – I would have discovered later – pretty moor-like. Other places were simply dull. Italians believe British pointing dogs need space, and justify “grand quete” and its extremes, on the premise that these dogs were born for the moors. My fellow countrymen think that is perfectly fine for an English Setter to run from a valley to another (while being tracked with a GPS collar) because it was created to run on moors. Pointers are allowed to run even wider, two or three valleys might be fine. I did not buy into this theory entirely, but I managed to keep my thoughts for myself.  Maybe they were right but, to me, it was like they were trying to fit a foot in the wrong shoe.

Costa del Vento in February
Costa del Vento in February

Setters running in wide open plains, setters used in woods, or among briars and bushes, were doing well, proving to be a quite versatile and adaptable breed but, my gut feelings kept telling me something was still out of place. I had old pictures of setters on the moor in my books and on my walls, they were black and white pictures and I could not figure out the colours. In 2008, at the CLA Gamefair, I purchased the GWT (Gamekeepers Welfare Trust) Ladies & Gamekeepers Calendar: the moor was shining in purple! It was not just the heather: the sky and the light were coming in different shades of violet, the whole atmosphere was purple! It was so surreal, so magic! I though the colours had been recreated using Photoshop. I can be pretty naïve sometimes!

In 2015 went on a moor for the first time and everything felt incredibly familiar and normal. The dogs running on the moor were fitting perfectly in the picture: grouse, heather and lavender skies seemed to have been tailored for them. As soon as I left the moor, I missed it: I felt I had to go back, live it, understand it. One year later, those purple skies were watching me from above, I was smiling back at them. I spent a month among heather, among grouse, among British pointing dogs: everything fell into place, my English Setter, who was there, can confirm. Setters belonged to the moor, or viceversa; grouse suited the dogs perfectly; heather supported their job and weather was great! Well, weather on the moor is hardly great, if we evaluate it according to human standards, but if you are a dog that is a great weather! It is cold enough, windy enough, wet enough. I got so used to being blown away by the wind that I seriously miss it!

I was (and I am) so in love with the moor that I enthusiastically shared pictures with my Italian friends whose mixed reactions surprised me. One, in particular, noticed that the moors are lacking of trees, they are barren he stated. I never noticed there are no trees, this probably happened because I do not consider moors to be barren. On the contrary, they are full of wonderful gifts, you just have to be sensitive enough to recognize them. I do not need woods, woodcock do not bewitch me: Italians love shooting woodock over English Setters, they are fascinating birds, but I cannot honestly claim I love them. Grouse are different and they are great teachers,  both challenging and patient, I think they are probably one of the best birds for training pointing dogs. Also, I do not consider woods to bethe ideal ground for an ES: trees and leaves prevent you from seeing the dog work, heather instead, while hiding grouse, leaves the dog under the spotlights.

Dogs, purple heather, lavender skies
Dogs, purple heather, lavender skies

The moor is a sacred space and only well behaved dogs are welcome: moors are for training, trialling and shooting. Up to now I have experienced only the first two activities and I I will keep writing on them, what I can say, briefly, is that trialling in the UK is different. I am not here to claim it is better (or worse) and I cannot find a proper word to define my feelings towards it, but, in its being different it seems incredibly normal to me and… it proved me right! Moor, grouse & trials teach the dogs to range wide but “properly wide” which differs from “nonsense wide”. The ground openness might be tempting, but a smart pointing dog, trained the British way, will run as wide as it would be allowed to do during a traditional – GPS free -shooting day. Being shooting the first gundog related activity I got involved in, I cannot but agree. Maybe one day I will witness grouse shooting, this will put the finishing touches to the painting: English Setter, purple heather, gunpowder smell and lavender skies.

Still curious about British trials? Check the section A Month on the Moor or click here.